La futura linea D è uno dei dossier più interessanti della mobilità romana perché incrocia quartieri molto diversi tra loro: Montesacro e Talenti, il centro storico, Trastevere, l’EUR e la zona di Vigna Murata. In questo articolo chiarisco che cosa prevede il progetto, a che punto siamo nel 2026, quali sono i nodi ancora aperti e perché, per chi vive o visita Roma, non si tratta di un dettaglio tecnico ma di un’opera che può cambiare gli spostamenti quotidiani.
Le informazioni essenziali sulla futura linea D
- Non è ancora una metro in servizio: nel 2026 la linea D resta un progetto in studio, con sondaggi e progettazione preliminare.
- Le ipotesi più recenti parlano di circa 30 km e 30 stazioni tra Nomentana GRA e Vigna Murata.
- La prima tratta funzionale su cui si sta lavorando è Nomentana GRA - Nemorense, lunga circa 9 km.
- Il progetto è utile perché dovrebbe alleggerire bus e interscambi oggi molto carichi, soprattutto sul quadrante nord-est.
- I tempi restano lunghi: al momento non c’è una data ufficiale di apertura cantieri né il finanziamento completo dell’opera.
Che cosa prevede davvero il progetto della linea D
Il punto che crea più confusione è semplice: di linea D si parla da anni, ma il progetto non è rimasto fermo nello stesso disegno. La documentazione di piano e la revisione più recente non coincidono su tutto, perché l’idea è stata aggiornata per adattarsi ai costi, ai vincoli archeologici e alla realtà urbana di oggi. Io trovo utile leggerla così: non una sola linea “già disegnata”, ma un tracciato che si è ristretto e poi riallargato per diventare più credibile sul piano tecnico.
| Fase del progetto | Dati oggi più utili | Lettura pratica |
|---|---|---|
| Impostazione di piano | Asse Ojetti - Centro storico - EUR Agricoltura, circa 18,84 km e 19 stazioni | Mostra il disegno storico da cui tutto è partito |
| Revisione 2025-2026 | Circa 30 km, 30 stazioni, tra Nomentana GRA e Vigna Murata | È la versione su cui si concentrano i nuovi studi |
| Tratta prioritaria | Nomentana GRA - Nemorense, circa 9 km | È il tratto che può andare avanti per primo |
La differenza tra questi numeri non è un errore: è il segno di un progetto che sta ancora cercando il suo equilibrio tra ambizione e fattibilità. Le cifre più aggiornate vanno lette come una fotografia del momento, non come un punto di arrivo definitivo. Da qui vale la pena guardare il percorso fermata per fermata, perché è lì che si capisce il valore reale della linea.

Il percorso previsto e gli scambi più importanti
Nella versione più recente, la linea dovrebbe partire dal quadrante di Nomentana GRA, attraversare Talenti e Montesacro, toccare Jonio e Val d’Ala, poi arrivare verso Nemorense. Da lì il tema si fa più delicato: il centro storico richiede scelte molto caute, perché archeologia, spazi disponibili e scambi con le altre linee non lasciano margini ampi di errore.
- Nomentana GRA, pensata anche come area deposito a nord.
- Jonio, per l’interscambio con la B1.
- Val d’Ala, utile per l’aggancio con l’anello ferroviario.
- Venezia, dove la D dovrà incrociare la C.
- Barberini o Flaminio, ancora in valutazione per l’interscambio con la A.
- Trastevere, per il collegamento con il ferro regionale.
- Eur Magliana e Villa Bonelli, indicati come punti fermi del tracciato sud.
Uno dei nodi più sensibili è San Silvestro: in alcune ipotesi resta sul tavolo, in altre viene esclusa per la presenza di beni archeologici e per le difficoltà costruttive del centro. Questo è il motivo per cui leggere la linea D come una semplice “mappa di stazioni” sarebbe riduttivo. Conta almeno quanto il percorso il modo in cui ogni scambio si innesta sulla rete già esistente.
Se devo sintetizzare il valore del tracciato, direi che la D vuole chiudere un vuoto storico: collegare in modo più diretto il nord-est con il centro e con il sud, senza affidare tutto agli autobus di superficie. E proprio per questo il progetto va osservato insieme ai suoi tempi, non solo alla sua forma.
A che punto è il progetto nel 2026
Qui conviene essere netti: non esiste ancora una data ufficiale di apertura cantieri. Nel 2025 sono partiti i sondaggi geologici e le indagini preliminari sul tracciato, ma la linea è ancora nella fase di revisione progettuale, con il passaggio al Documento di indirizzo e al Progetto di fattibilità tecnico economica. Secondo Roma Capitale, manca ancora un quadro completo di finanziamento e non c’è un cronoprogramma esecutivo già blindato.
Tradotto in modo semplice, oggi la D è più un cantiere di progettazione che un cantiere fisico. Questo non la rende meno importante, ma aiuta a evitare aspettative sbagliate. Per un’opera di questa scala, il passaggio tra studio, approvazione, gara e lavori è parte sostanziale del risultato, non un dettaglio burocratico.
- sono stati verificati i tratti considerati più solidi;
- si sta scegliendo dove far passare il centro e dove collocare gli interscambi;
- resta da chiudere il capitolo finanziamenti;
- resta da trasformare il disegno in gara, progetto definitivo e cantieri.
Per questo la domanda giusta non è soltanto “quando aprirà?”, ma anche “quale versione della linea è davvero sostenibile?”. Ed è qui che entrano in gioco costi, archeologia e complessità costruttiva.
Costi, cantieri e nodi che possono rallentarla
Le cifre spiegano meglio di qualsiasi slogan perché la D procede lentamente. Come riporta Roma Mobilità, oggi le stime più aggiornate parlano di circa 9 miliardi per l’intera opera e di 1,5 miliardi per la prima tratta funzionale Nomentana GRA - Nemorense; il vecchio impianto progettuale, invece, si muoveva su valori molto più bassi e ormai non era più realistico.
Non è solo una questione di soldi, però. I freni principali sono questi:
- Archeologia nel centro storico, dove ogni pozzo richiede verifiche profonde e spazi di cantiere ampi.
- Nuove norme di sicurezza e tecnologie di impianto, più onerose rispetto a quindici anni fa.
- Depositi treni da collocare sia a nord sia a sud, un punto non banale in una città già molto costruita.
- Scambi complessi con C, A e ferro regionale, che obbligano a disegnare stazioni più grandi e costose.
Se dovessi riassumere il problema in una frase, direi che è un’opera da città densa, non da periferia libera. E questo cambia tutto: tempi, costi, metodo e anche il modo in cui Roma dovrà decidere quali pezzi realizzare per primi.
Cosa cambierebbe per chi vive o visita Roma
Per chi abita nei quartieri oggi più dipendenti dagli autobus, la D servirebbe soprattutto a ridurre tempi morti e cambi inutili. Per chi visita Roma, invece, il vantaggio sarebbe meno spettacolare ma molto concreto: più facilità nel raggiungere aree oggi fuori dai flussi turistici tradizionali, e più possibilità di muoversi senza passare sempre dal nodo Termini.
- Montesacro, Talenti e Nomentano: oggi sono aree molto popolate ma scarsamente servite da una metro pesante.
- Centro storico: l’effetto sarebbe una rete più fitta, con interscambi più rapidi e meno pressione su autobus e taxi.
- Trastevere ed EUR: sono due poli molto diversi, ma la stessa linea li renderebbe più leggibili in chiave ferroviaria e metropolitana.
- Per soggiorni brevi: la futura D non cambia la scelta dell’alloggio nel presente, perché al momento non si può ancora considerare un asse operativo.
Io oggi scegliere sempre la vicinanza a A, B/B1, C o ai nodi ferroviari già attivi, non alla futura D. Per un viaggio a Roma nel 2026 conta la rete reale, non quella prevista, e questo è il criterio più onesto per evitare di sopravvalutare una linea che, per ora, esiste soprattutto nei progetti.
Come leggere i prossimi passi senza farsi illusioni sui tempi
La D è un progetto strategico, ma strategico non significa imminente. Se nei prossimi mesi vedrai parlare di sondaggi, PFTE, approfondimenti archeologici o scelte sul deposito, significa che il progetto sta avanzando sul piano tecnico; se invece mancheranno ancora coperture economiche e atti formali, resterà un’opera di medio-lungo periodo. Per chi segue la mobilità romana o programma un soggiorno, la regola pratica è semplice: considerala una promessa infrastrutturale importante, ma non un mezzo su cui contare per gli spostamenti del 2026.
Nel frattempo, la città si muove con A, B/B1, C e la rete di bus e ferrovie urbane: è lì che va letta la mobilità reale di oggi. La futura linea D conta perché chiude un vuoto storico, ma il suo valore sarà davvero concreto solo quando il progetto smetterà di essere una previsione e diventerà una sequenza stabile di cantieri, stazioni e inaugurazioni.
